MEDIARES, L’AGENZIA CONCREATIVA

 

Un’agenzia di pubblicità all’avanguardia, che si muove in modo polivalente e dinamico. Sa guardare a tutto campo alla trasformazione degli stili del corpo, ai movimenti urbani e universali. Concreta e creativa al tempo stesso, si occupa di progetti che dall’uomo ritornano all’uomo.

Il segno, l’immagine, la parola:

fondamenta dell’esistere

 

Marcel Proust nella “Ricerca del tempo perduto” suggerisce che ogni nostro minuscolo gesto e il più piccolo dei nostri desideri riassumano tutte le note fondamentali su cui è costruita la nostra vita.

Prima ancora, però, bisognerebbe dire che il più sublime dei gesti dell’uomo è il segno, quella traccia di sé che l’umanità lascia sulle strade infinite della sua esistenza.

Ma nel segno si riflette la necessità di conciliare l’eterno divario tra il principio del piacere e il principio della realtà. Il segno per sopportare la fatica del reale, così come i bambini si affidano alla fiaba per mediare l’impatto con il concreto. Un incessante tentativo, dai graffiti dei primitivi alla civiltà telematica.

E così basta un mouse o un pennello e il segno più remoto è per incanto qui,

per tradurre in piacere la non piacevole realtà della lontananza.

Ma la pubblicità può essere il segno del nostro tempo?

Sì, perché la pubblicità è una somma di immagini e parole che racchiudono una grande dote di emozioni.

È l'immagine fiabesca che interpreta il reale come gioco e ci avvicina con un sorriso all'oggetto dei nostri desideri.

Dal 1999, Mediares si dedica

con interesse e curiosità a:

 

  Campagne di comunicazione e di pubblicità

  Comunicazione sociale per enti di pubblica utilità

  Creazione piano di fund raising per enti no-profit

  Comunicati stampa – relazioni con i media

  Restyling e creazione del marchio – brochures

  Grafica editoriale e pubblicitaria

  Fotografia – spot video – film documentari

  Creazione e sviluppo di siti internet

  Industrial design

  Editoria d’arte

  Social Media marketing

  Eventi e sponsoring

Marketing e design:

due “anime-specchio” della società

 

Victor Vasarely, nei primi anni cinquanta ipotizzò “l’arte programmata” immaginando oggetti in movimento. Già “l’arte cinetica” dei primi del Novecento parlava di una trasformazione dell’opera che la affrancasse dal suo immobilismo elitario.

In epoca più recente la “op-art” e la “pop-art” rivoluzionarono il concetto aristocratico di arte. Un esempio attuale di un fatto artistico mutante è l’edificio del museo Peggy Guggenheim di Bilbao con le sue superfici esterne riflettenti. Sulla collina, l’edificio assorbe i colori mutevoli del giorno, i capricci del tempo atmosferico e cambia, quindi, costantemente la sua fisionomia. Non solo: questa eterna mutevolezza ottiene un suggestivo effetto di “landscaping” cambiando l’insieme del paesaggio nel quale è inserito.

Questo significa che il segno, già che viene dall’uomo, deve interagire con l’uomo, e non apparire distante o isolato.

Il design, oggi, con la sua funzione di multiplo corrisponde ad un’arte che entra nel quotidiano della società.

E se il marketing altro non è che la penetrazione dei mercati dopo averne compreso i bisogni, le differenze e i momenti evolutivi, il design ha una funzione di test di marketing formidabile.

Perché l’oggetto di design entra nelle case, negli ambienti di lavoro e seleziona se stesso in corrispondenza del “colloquio” che riesce ad instaurare con il fornitore. Ci sono perciò oggetti che vincono la battaglia dei mercati non tanto per se stessi, ma per il design e per le azioni promozionali che li sostengono.

Quando si consuma una “Coca-Cola”, oltre al liquido si “beve” una bottiglia, un colore, un promo….

Design e marketing coniugati nell’arte-scienza pubblicitaria sono, allora, quel segno vitale che è il motore del nostro quotidiano.

Siamo riconoscenti a tutte le aziende, associazioni, fondazioni, agli enti di pubblica utilità che hanno voluto credere in noi per condividere crescita, pensieri e idee; per aver confrontato opinioni e costruito futuro.

Grazie.

 

Dal 1999, Mediares si dedica con interesse e curiosità a:

 

  Campagne di comunicazione e di pubblicità

  Comunicazione sociale per enti di pubblica utilità

  Creazione piano di fund raising per enti no-profit

  Comunicati stampa – relazioni con i media

  Restyling e creazione del marchio – brochures

  Grafica editoriale e pubblicitaria

  Fotografia – spot video – film documentari

  Creazione e sviluppo di siti internet

  Industrial design

  Editoria d’arte

  Social Media marketing

  Eventi e sponsoring

Il segno, l’immagine, la parola:

fondamenta dell’esistere

 

Marcel Proust nella “Ricerca del tempo perduto” suggerisce che ogni nostro minuscolo gesto e il più piccolo dei nostri desideri riassumano tutte le note fondamentali su cui è costruita la nostra vita.

Prima ancora, però, bisognerebbe dire che il più sublime dei gesti dell’uomo è il segno, quella traccia di sé che l’umanità lascia sulle strade infinite della sua esistenza.

Ma nel segno si riflette la necessità di conciliare l’eterno divario tra il principio del piacere e il principio della realtà. Il segno per sopportare la fatica del reale, così come i bambini si affidano alla fiaba per mediare l’impatto con il concreto. Un incessante tentativo, dai graffiti dei primitivi alla civiltà telematica.

E così basta un mouse o un pennello e il segno più remoto è per incanto qui,

per tradurre in piacere la non piacevole realtà della lontananza.

Ma la pubblicità può essere il segno del nostro tempo?

Sì, perché la pubblicità è una somma di immagini e parole che racchiudono una grande dote di emozioni.

È l'immagine fiabesca che interpreta il reale come gioco e ci avvicina con un sorriso all'oggetto dei nostri desideri.

Marketing e design:

due “anime-specchio” della società

 

Victor Vasarely, nei primi anni cinquanta ipotizzò “l’arte programmata” immaginando oggetti in movimento. Già “l’arte cinetica” dei primi del Novecento parlava di una trasformazione dell’opera che la affrancasse dal suo immobilismo elitario.

In epoca più recente la “op-art” e la “pop-art” rivoluzionarono il concetto aristocratico di arte. Un esempio attuale di un fatto artistico mutante è l’edificio del museo Peggy Guggenheim di Bilbao con le sue superfici esterne riflettenti. Sulla collina, l’edificio assorbe i colori mutevoli del giorno, i capricci del tempo atmosferico e cambia, quindi, costantemente la sua fisionomia. Non solo: questa eterna mutevolezza ottiene un suggestivo effetto di “landscaping” cambiando l’insieme del paesaggio nel quale è inserito.

Questo significa che il segno, già che viene dall’uomo, deve interagire con l’uomo, e non apparire distante o isolato.

Il design, oggi, con la sua funzione di multiplo corrisponde ad un’arte che entra nel quotidiano della società.

E se il marketing altro non è che la penetrazione dei mercati dopo averne compreso i bisogni, le differenze e i momenti evolutivi, il design ha una funzione di test di marketing formidabile.

Perché l’oggetto di design entra nelle case, negli ambienti di lavoro e seleziona se stesso in corrispondenza del “colloquio” che riesce ad instaurare con il fornitore. Ci sono perciò oggetti che vincono la battaglia dei mercati non tanto per se stessi, ma per il design e per le azioni promozionali che li sostengono.

Quando si consuma una “Coca-Cola”, oltre al liquido si “beve” una bottiglia, un colore, un promo….

Design e marketing coniugati nell’arte-scienza pubblicitaria sono, allora, quel segno vitale che è il motore del nostro quotidiano.

Siamo riconoscenti a tutte le aziende, associazioni, fondazioni, agli enti di pubblica utilità che hanno voluto credere in noi per condividere crescita, pensieri e idee; per aver confrontato opinioni e costruito futuro.

Grazie.